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  benjamin [ l'immaginazione é il sogno dell'inconscio ]
         


22 febbraio 2006

Nunc est bibendum

Mi sembra giusto di tanto in tanto riaprire questa finestra virtuale, e guardare cosa succede in questo condominio on line.
La mia vita è cambiata e devo dire che a breve verrà decisamente stravolta... ecco... che dire...
staremo a vedere.
Diciamo che sto esplorando filosoficamente un terreno esistenziale che in parte rappresenta il mio lavoro e che tra non molto mi vedrà coinvolto in prima persona e, mi auguro, con cognizione di causa.

A chiunque leggerà...

Vi farò sapere.

Baci e abbracci a profusione

Ben




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14 ottobre 2005

Tornato

 

Non so perchè e soprattutto per quanto... meno ancora per chi...


tuttavia m'è tornata voglia di riaffacciarmi in questo ricettacolo di... (a voi la parola successiva).


Tra l'altro noto che nei cinque mesi di latitanza questo taccuino virtuale è stato sfogliato circa


settecento volte...


Io l'avrò aperto sì e no in una decina di occasioni...


... e le altre seicentonovanta?


Comunque grazie a tutti gli internauti a prescindere dalle motivazioni...


Credo che da lunedì ricomincerò a farmi vivo... diciamo che un po' di cose nel frattempo sono


successe... mmm... ecco... sì... vabbè...


E' venerdì sera, la giornata lavorativa si sta concludendo... Sto per tornare verso la pedecollina...


Domani sera sarò a Varese per il primo match della stagione... non sono abbastanza dissociato per


avere una prestazione decente...


Che stia guarendo? Starò mica diventando normale?






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16 marzo 2005

Faccio outing: la sindrome di Munchausen per procura

Il senso di questo post potrebbe risultare controverso.

Sono estremamente affaticato e ho bisogno di “buttare fuori” per fare spazio a tutto quello che ingurgito quotidianamente.

Parlare di quello che mi capita senza violare la privacy di qualcuno, contribuisce a questa forma di outing letterario.

Ciò che segue serve a me innanzitutto, e nutro l’illusione che possa servire anche a chi leggerà, allo scopo di riconoscere, circoscrivere e denunciare… altrimenti basterà un click e amici come prima…

 

Il barone di Munchausen (realmente esistito) è il personaggio di una storia di G.A.Burger che combatté a fianco dei Russi contro i Turchi. In seguito si ritirò in un castello e lì intratteneva i suoi ospiti con racconti e storie esagerate ed inverosimili. Da qui il riferimento per la sindrome, ovvero l'invenzione ed esagerazione di fatti o sintomi clinici riportati da individui che si rivolgono costantemente alle cure mediche.

 

La mamma è la mamma... nell’immaginario collettivo come nel vissuto personale. La persona che più di tutte ti vuole bene, al di là delle dinamiche familiari che possono inquinare un rapporto così privilegiato.
È il rapporto più importante per la crescita evolutiva dei figli. Altre forme sostitutive non funzionano, anche il rapporto psicoterapeutico può arrivare a riparare eventuali disfunzioni ma non riesce mai sostitutivo.

Un legame di dedizione e cura che risalta quando il bimbo è piccolo. Ma se l’attenzione si riduce alla richiesta di continue visite mediche del figlio, di sempre nuove analisi, in un ossessivo vagare tra ospedali, pronto soccorsi, indagini, interventi chirurgici... scatta un campanello d’allarme: è la cosiddetta sindrome di Munchausen per procura (MSbP).

 

Si tratta di un bizzarro disordine mentale per cui la madre simula la malattia del figlio, raccontando storie fantastiche su sintomi fittizi (che arriva anche a procurargli somministrandogli farmaci, lassativi e quant’altro) per ottenere trattamenti che chiariscano la malattia difficile da diagnosticare.
In realtà l’intenzione non è di nuocere ai figli ma estremo bisogno di protezione, di attenzione per sé. Raramente si tratta di donne con una vera e propria malattia mentale,dice la letteratura.
In genere sono affette da Disturbo della personalità Istrionico, Borderline, Passivo- Aggressivo, Narcisistico, Paranoide, combattono la sensazione interna di vuoto assumendo il ruolo di madre devota e pronta al sacrificio di sé per i figli colpiti da malattie rare, difficili da individuare: con l’ammirazione di amici medici e paramedici. La malattia serve a queste donne dall’Io fragile e dall’autostima malcerta per crearsi un personaggio, ottenere un’attenzione.

La motivazione di tale comportamento viene ritenuta essere il bisogno psicologico di assumere, per interposta persona, il ruolo di malato.

A volte lo sbocco di questo percorso drammatico è anche la morte del bambino.

 

Ho letto di un caso in cui la madre somministrava al piccolo di 15 mesi dosi tossiche di sale, con conseguenti ricoveri del bimbo per improvvisi attacchi di vomito e forti livelli di sodio nel sangue ma alle analisi non risultavano evidenze patologiche. Quando tornava a casa i disturbi si ripetevano, fino a condurlo alla morte. Un’altra madre alterava le urine della figlia di pochi anni determinando valori inspiegabili agli esami clinici: la figlia fu sottoposta a 12 ricoveri ospedalieri, 7 accertamenti con Raggi X, 6 esami in anestesia, 5 cistoscopie...
E c’è chi manomette cartelle e strumentazioni anche durante la degenza tanto che in alcuni ospedali americani e inglesi i reparti di neonatologia e terapia intensiva pediatrica sono stati dotati di telecamere a circuito chiuso.
Un’infermiera che lavorava coi diabetici per prevenire il diabete iniettava l’insulina al figlio mandandolo in coma.

 

Spesso queste madri fanno parte del personale paramedico o sono molto acculturate, piene di enciclopedie su cui documentarsi. Una madre anoressica dopo la nascita della figlia ha spostato la propria preoccupazione delirante della pericolosità del cibo sulla bimba e trasmesso la patologia, per procura. Oltre alle continue analisi voleva far mettere il sondino alla bimba di 15 mesi perché non mangiava.

La sindrome è comunque un disagio della famiglia e dei singoli individui e delle relazioni. Si vede subito il legame molto stretto tre madre e figlio, una simbiosi in cui la presenza paterna è emarginata perché il padre è troppo impegnato e il rapporto madre figlio diventa forte e incatenante. In genere c’è un conflitto di coppia negato, “non riconosciuto”.

L’assurdo è che la metà dei pediatri ne ignora l’esistenza, è facile che il medico possa cadere nella trappola delle fantasticherie materne.

Un’ indagine di qualche anno fa ha rilevato che solo il 54% dei pediatri di base e il 78% dei pediatri ospedalieri di Verona la conoscevano

 

Spiego adesso alcune caratteristiche dell’abusante

 

Le caratteristiche dell'abusante saltano subito agli occhi, in quanto sono persone che hanno grande dimestichezza con la medicina (è stato riscontrato che molti di essi sono paramedici), sollecitano ed interagiscono in maniera continua e costante con i funzionari ospedalieri.

Appaiono molto accudenti e coinvolte nella cura del loro figlio. Sembra, infine, che molti di loro hanno avuto esperienze simili durante la loro infanzia.
L'altro genitore (generalmente il padre) , invece, raramente ha comportamenti di abuso sul figlio. Spesso indifferenti e passivi, non si ritagliano (o non è permesso loro) un ruolo primario nella cura della malattia del figlio. Le loro visite in ospedale non sono frequenti ed inoltre non sono capaci di fermare l'abuso del figlio da parte della madre.

Questo tipo di relazione madre-bambino può portare ad un legame di attaccamento di tipo D, ovvero disorganizzato-disorientato in cui il bambino si trova di fronte ad un paradosso affettivo: la persona che lo dovrebbe accudire è la stessa che invece lo maltratta e lo "soffoca" con eccessive cure ed attenzioni, e nel caso di sua ribellione per questi comportamenti, viene colpevolizzato e maltrattato in misura maggiore. La reazione di questi bambini è quella di una iper-attenzione ed iper-vigilanza sul proprio comportamento e su quello della madre, con il risultato di avere un bambino sempre spaventato e che non riconosce o evita di far emergere le proprie emozioni, ponendo le basi, in tal modo, ad uno stile affettivo piatto e poco responsivo alle attenzioni altrui.

 




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14 marzo 2005

Grazie

Non so a chi… o perlomeno non completamente… ma grazie…

 

Non scrivo nulla da settimane eppure il contatore mi fa notare che qualcuno è passato di tanto in tanto…

Quindi voglio ringraziare chiunque abbia investito quattro o cinque secondi della propria preziosissima esistenza per venire a trovarmi, seppur virtualmente…

 

E’ altrettanto virtuale è il mio ringraziamento…

 

Mi chiedo però…

 

Perché non lasciare un salutino? E’ così rivoltante lasciare un messaggio in un post di qualche settimana fa?

 

Bah… forse non è consuetudine… può essere addirittura noioso in effetti…

 

Il fatto è che sto attraversando un momento un po’ interlocutorio, professionalmente parlando, e piuttosto che scrivere giusto per farlo, preferisco non scrivere affatto…

 

Oltretutto non mi va di scrivere pensando a ciò che può suscitare ciò che scrivo…

 

Molto di quello che leggo su questa piattaforma, mi ricorda l’intervento di un qualsiasi membro del pubblico di un qualunque programma di Maria De Filippi… ovvero la ricerca della frase ad effetto strappapplausi…

 

Tutto questo mi amareggia… detesto il sensazionalismo…

 

Grazie al blog ho conosciuto alcune persone che forse non avrei mai incrociato altrimenti…

Ed è indiscutibilmente bello mangiarci una pizza insieme bevendo una birra (magari anche due o tre va…), o cullarne tra le braccia la stupenda figlia… o discutere con lo stesso ardore scientifico di erbazzone e fisica quantistica…

 

Trovo che questo sia un bene prezioso ma limitato…

 

Abbiamo bisogno di fonti di energia alternative…


 




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1 febbraio 2005

IO SONO MIO

Gli egoisti sono tutti in fila
credendo e sperando di comprarsi del tempo
Io, mi rendo conto ad ogni respiro che se ne va,
che possiedo soltanto la mia mente.

Il nord sta al sud come l'orologio sta al tempo
c'è l'est, c'è l'ovest e c'è vita ovunque.
Io so che sono nato, e so che morirò
tutto ciò che sta nel mezzo
è mio
io sono mio.

E il sentimento, viene lasciato indietro
tutta l'innocenza persa in una volta sola
significativo, dietro agli occhi
non c'è niente da nascondere,...
siamo sicuri stanotte.

L'oceano è pieno perché ognuno sta piangendo
la luna piena sta cercando amici nell'alta marea
il dolore aumenta quando il dolore è negato,
io conosco solo la mia mente,
io sono mio.

E il significato, viene lasciato indietro
tutti gli innocenti perduti in una sola volta
significativo, dietro agli occhi
non c'è niente da nascondere,...
siamo sicuri stanotte.

E tutti i sentimenti che vengono lasciati indietro
tutta l'innocenza rotta con le menzogne
significato, tra le righe
(avremmo bisogno di nasconderci)

E i significati che vengono lasciati indietro
tutti gli innocenti persi in una volta
siamo tutti diversi dietro gli occhi
non c'è bisogno di nascondersi



"I am mine", Pearl Jam




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18 gennaio 2005

Professioni.

 


Adoro il mio mestiere.


Adoro i miei colleghi.


Il nostro capo carismatico non lo è più da quasi due anni, ma per noi lo è ancora, tanta è la stima nei suoi confronti.


L’attuale referente è un don Abbondio, con una dose di meschina inettitudine in più… per lui gli utenti del nostro Centro dovrebbero essere tutti alti, belli, biondi e cristiani.


Coloro che ci amministravano un tempo hanno ridotto in pezzi il bilancio, scaricando le colpe sul vecchio direttore, il fondatore del Centro, la cui unica colpa in realtà fu quella di credere che non esistono “mele marce” veramente irrecuperabili, che a ciascuno spetta un’altra occasione e che un centro assistenziale non può produrre reddito, che è ridicolo anche solo pensarci.


 


Il nostro Centro sorge dove prima c’era una discarica, nel quartiere più degradato della mia città.


I fondi arrivarono da benefattori che credevano nel progetto e nella persona che sognava di vedere i ragazzi giocare in un cortile, piuttosto che rubare nei supermercati.


La Curia non mosse un dito né per ostacolare né per aiutare, ma tutto ebbe luogo ugualmente, era il 1988.


 


Ad oggi il nostro Centro è costituito da un campo da calcio, un campo da calcetto, uno da pallacanestro e pallavolo, un teatro con una media di tre/quattro spettacoli a settimana, aule di studio e gioco, aula magna per conferenze e piccoli spettacoli, uffici, aula informatica, appartamento per il custode, un piccolo parco giochi e un terribile furgone da sei posti che cade a pezzi ma al quale siamo affezionati.


Il vecchio direttore clown è stato mandato via.


La Curia ci ha provato per tanti anni senza risultati… i suoi successi evidenziavano l’inadempienza degli altri… ci hanno impiegato una dozzina d’anni e alla fine ci sono riusciti.


 


Da due anni a questa parte le cose sono cambiate. L’inetto che è stato chiamato a prendere le redini del Centro, non ha la minima idea di cosa sia il disagio, di qualsiasi natura esso sia…


Ma è abituato a dire di sì a coloro che nemmeno meriterebbero una risposta e quindi è la persona giusta al momento giusto.


 


La Curia sta cercando di demolire tutto ciò che è stato fatto… sapete com’è… noi non produciamo reddito…


 


Non so per quanto durerà… non so quanto riusciremo a resistere… abbiamo avuto il primo cedimento…


Il cuoco è stato spinto alle dimissioni, è un ex tossicodipendente che si è rifatto una vita grazie alla fiducia del prete clown…


Ma alla nuova direzione non interessa il valore di una persona che cucina e porta in tavola…


 


Sono più convenienti le mono-razioni da mensa…


 


Alle prossime… e scusate lo sfogo…


 




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10 dicembre 2004

Mostri

Sono un mostro.
Sì sono un mostro digitale.
Io non sono umano, sono stato creato con dei difetti che mi rendono un mostro agli occhi di tutti, anche della mia mamma.
Tu mi odi?
Dài lo so che mi odi, solo che non lo dici perché temi che io ci rimanga male.
In realtà ho solo paura che tu mi odi.
In realtà non vorrei neanche esistere…
Sì dài non vorrei neanche essere nato…
Nella vita non va mai bene niente…
Se muori invece poi finisce tutto…
Domani forse muoio…
Ma se muoio tu piangi?
Dai fammi vedere come piangi…
Ma quando uno muore dopo cosa c’è?
Dài mio padre non crede…
Io però in Cristo ci credo…
Tu ci credi?
Come me o di più?
E in me ci credi che esisto?..
Ma quando uno muore poi gli spetta un altro corpo, tipo più alto, più bello?
Dài lasciami stare…
Lo sai che non riesco… mi fa paura quando mi guardi negli occhi…
Eppoi ti ho già detto tanto di me… non è che posso dirti tutto…
Tu mi sei simpatico, però devo ancora decidere se tanto o solo un po’…
Io invece sono simpatico?
Ma faccio ridere?
Dài faccio ridere perché sono ridicolo!
Sono matto…
Sono un malato di mente…
Dài cosa ne sai tu…
Io non sono normale, lo dicono tutti, i miei compagni, la maestra…
Non so fare niente…
Lo so che gli insegnanti hanno detto alla mamma che vado bene in tutte le materie…
Io non me lo aspettavo…
E’ tutta colpa di quella stupida paura di sbagliare…

Ah, quando vai a parlare con i professori, dì a quella di italiano che è una puttana!

A. 11 anni




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30 novembre 2004

Psicopatologia della vita quotidiana

Dimenticanze, lapsus, sbadataggini, superstizioni ed errori. Psicopatologia della vita quotidiana, pubblicato nel 1901, descrive una delle strade più celebri percorse dal buon vecchio Sigmund, per raggiungere l'inconscio, attraverso l'interpretazione dei lapsus, delle dimenticanze, delle sviste, delle curiosità comportamentali, di tutte quelle disattenzioni apparentemente insignificanti, così frequenti nella nostra vita quotidiana…

Ecco… non volendo sicuramente elevarmi fino a dove non è certo il caso… però m'interessava curiosare tra le fisime che ciascuno di noi ha.
Così, per curiosità, ma anche per non sentirmi solo dietro sbarre di marzapane.

Sì perché io convivo amabilmente con tutta una serie di manie che puntualmente soddisfo, senza vergognarmene.

Chiudo i cassetti che trovo aperti, o chiusi ma non fino a fine corsa; incido con un coltello o con l'unghia di qualcuno (vero Bab?) la buccia del mandarino dopodiché la rimuovo io in un pezzo unico, per poi mangiare gli spicchi a due a due, uno per lato della bocca, e se il frutto ha un numero dispari di spicchi, l'ultimo lo schiaccio con gli incisivi… sapete com'é… il piacere della simmetria…

Passeggiando sul marciapiede non pesterei mai un tombino oppure l'ombra delle ringhiere proiettata sull'asfalto…

Possiedo solo mutande identiche… colore, marca e modello… e acquistate nello stesso posto.
Il che tra parentesi risulta fuorviante negli incontri galanti poiché potrebbe sembrare che non le cambio mai…

Nel mio armadio le camice sono appese in ordine cromatico, mentre qualsiasi altro indumento viene riposto in modo assolutamente random…

Potrei andare avanti ad oltranza… ma spero che qualcuno mi racconti qualcosa di sé…

Dal punto di vista psicologico riconoscere e soddisfare le proprie manie è rassicurante, tranquillizza.
Naturalmente rimane un comportamento sano solo se vissuto in modo non lesivo della propria e altrui libertà, e qui stanno le magagne.

A questo punto è conveniente cominciare a ragionare per sovrastrutture.

Le fisime comportamentali, così come il ricordare, lo sbagliare, il dimenticarsi, sono prodotti dell'interferenza dell'inconscio sulle intenzioni consce e possono guidare, al di là della loro apparenza falsamente innocente e casuale, alla scoperta di ciò che la coscienza, quando è pienamente vigile, tende a rimuovere. Essi trovano la loro spiegazione in pulsioni respinte, in desideri rimossi dell'inconscio, ma non cancellati.
Gli errori del comportamento, in particolare del linguaggio, dall'apparenza banale e insignificante non sono mai realmente accidentali e privi di senso, ma rappresentano manifestazioni sintomatiche dell'inconscio sostanzialmente analoghe a quelle dei sogni.
Alla luce di tutto questo io so che se soddisfo il desiderio di chiudere un cassetto, avrò appagato in maniera allegorica qualcos'altro, che smetterò di cercare quando si affievolirà il desiderio.
Si tratta di un metapensiero controllato.
Un vero e proprio campo minato in realtà, ne sono consapevole.
Ma questa consapevolezza mi consente di non essere infastidito se non riesco a soddisfare un impulso e di conseguenza autolimito la frustrazione che ne consegue.

Di fatto la valenza di questi riflessi non è sempre negativa, ovvero non nasconde sempre una pulsione spregevole nascosta in qualche piega del subconscio; spesso accade che noi parliamo a noi stessi una lingua sconosciuta, che talvolta ci rifiutiamo di codificare, sbagliando.

La felicità alberga anche nella certezza di desiderare qualcosa di indefinito o vagamente delineato, purché ci sia consapevolezza anche nel desiderare.




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22 novembre 2004

Paura e delirio a Umbertide

Umbertide, ridente cittadina umbra dal profondo carattere tardo-medievale.
Pubblico scettico, teatro colmo…
Nei camerini rapida sessione di riscaldamento, lessico, diaframma ed espressione…

Nessuna titubanza da parte del maestro di cerimonia e via, si parte.
Spettatori in visibilio come non avevo visto mai, d'altro canto si sa, nessuno è profeta in patria…
Dialoghi serrati, battute incalzanti e tanta fisicità…

Ragazzi il pubblico risponde…

Categoria con utilizzo degli spettatori…
Simpaticissimi gli occupanti del palco 19… si prestano a qualsiasi richiesta… è il loro momento di celebrità…
Raramente mi sono divertito così tanto…

Dopo lo spettacolo tutti fuori, l'albergo è a novanta chilometri di tornanti, a Chianciano, città che tra l'altro, esporta anziani in tutto il mondo…
Ma come non onorare il novello del 2004…

Gli spettatori reduci dallo spettacolo si riversano nel locale per festeggiare con noi la serata…
Mai provata un'accoglienza simile…

Si son fatte ormai le cinque e un quarto, i due locali della città hanno chiuso i battenti già con due ore di ritardo rispetto alla licenza…
Ovviamente grazie alla presenza dell'assessore ed al suo imbarazzante livello etilico…








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18 novembre 2004

Drummeria

Serata strepitosa.
Sventata la minaccia di una piccola crisi letargica che mi ha sorpreso verso le nove, mi dirigo di malavoglia, ma per dovere di cronaca, nel solito locale fumoso dove solitamente affronto la mia luppolodipendenza…

In programma c'è il concerto di una band formata da cinque batteristi… che dire… sarà sicuramente una palla…
E invece ancora una volta con piacere, mi si sgretola davanti, un altro pregiudizio…

Si tratta della "Drummeria" ovvero i cinque batteristi migliori d'Italia… Christian Meyer(Elio e le storie tese), Ellade Bandini(Conte, Guccini, De André), per citarne solo due…

Beh signori… due ore di groove, battute col pubblico, musichiere percussivo a premi, tecnica, sperimentazione ed esercizi di stile a profusione…

Sensazionale la leggerezza, la freschezza ed allo stesso tempo l'appagamento qualitativo, caratteristica inconciliabile con le precedenti, di un tessuto ritmico e armonico, ordito con cinque batterie…

In sala, pubblico di addetti ai lavori ma anche semplici appassionati, tutti trasportati da uno spettacolo tra i più coinvolgenti dell'ultimo periodo di programmazione del locale…




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